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Temi e colori, la metamorfosi del Pd

04/09/2022

Temi e colori, la metamorfosi del Pd

Temi e colori sono elementi fondamentali nella comunicazione politica.

Tempo fa lo abbiamo visto in relazione alla Lega (qui l’intervista con Alessio Postiglione). Da movimento localizzato prettamente nel nord Italia, il partito di Salvini è diventato di respiro nazionale. Accanto a questa trasformazione (di temi) abbiamo visto una modifica nei colori. Via il “verde Pontida”, il verde della Padania, dentro il blu.

Non solo. A questa modifica cromatica si è accompagnato un percorso di cambiamento del contenitore politico. “Lega Nord” è diventato prima “Noi con Salvini” (che ha mutato il colore di riferimento) e poi solo “Lega”. Il colore scelto è il blu, da sempre associato ai moderati di centro. Una ribrandizzazione che ha fatto scuola, consentendo al partito di Salvini di toccare percentuali elevatissime alle Europee del 2019, con un voto spalmato in tutto lo Stivale.

Questa modifica della visual identity, però, non è andata di pari passo con la modifica dei temi trattati. I cavalli di battaglia della Lega sono rimasti gli stessi, ma percepiti in modo differente. É un po’ quello che sta avvenendo al Pd in questa campagna elettorale. Nella foga di polarizzare il confronto e il voto (qui un’analisi), Letta ha adottato un strategia chiara.

Letta Vs Meloni
Giorgia Meloni e Enrico Letta nel corso di un recente incontro in Luiss

Il claim è “Scegli”, e le due opzioni vengono declinate di volta in volta. Putin o Europa, diritti o discriminazione, energie fossili e energie rinnovabili. E via così, fino all’ormai celebre guanciale o pancetta.

Temi e colori, quindi.

In base alle alleanze, il Partito democratico ha scelto di puntare i riflettori su determinati argomenti. L’agenda Draghi era il desiderio dei desideri, il punto su cui si era trovato l’accordo con Calenda. I diritti civili e l’ambiente sono diventati centrali quando questa stessa alleanza è finita prima di cominciare ed è rimasta quella con la sinistra di Fratoianni e i Verdi di Bonelli. Da quel momento, infatti, Letta ha archiviato i temi cari al governo Draghi, spostando nettamente a sinistra l’asse del suo racconto. In questo modo, chiaramente, ha provato a polarizzare l’offerta politica.

Un altro esempio di card utilizzata dal Pd in queste settimane

Dall’altro lato, però, ci sono i colori, c’è l’identità grafica. Ai più attenti non sarà sfuggito il ritorno al rosso, in concomitanza proprio con la scelta di argomenti più di sinistra. Era dai tempi del primo Pd, quello di Veltroni, che il rosso non compariva più da solo nei manifesti elettorali del partito. La scelta, infatti, era andata verso un utilizzo contemporaneo e sempre più massiccio di verde e bianco. Un Tricolore, insomma, per occupare lo spazio che FdI aveva cominciato a fare proprio.

L’opzione del ritorno al rosso, invece, denota la volontà di una contrapposizione quasi da anni ’80. Non è un caso che tutte le card siano per metà rosse, appunto, e per l’altra metà nere. Naturalmente, l’obiettivo è quello di strizzare l’occhio all’elettorato di sinistra (che oggi si trova di fronte a un’altra possibile scelta, quella del M5S), portandolo a operare una scelta per il voto utile. Una ulteriore prova, insomma, dell’obiettivo di riconoscere un solo avversario.


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