Comunicazione (è) Politica

La teoria del nemico nell’epoca della polarizzazione

14/12/2019

La teoria del nemico nell’epoca della polarizzazione

La teoria del nemico è una strategia sempre più utilizzata in comunicazione politica.Il nemico. Molti lo evitano, certi altri lo cercano. Pochi se lo creano.

Nei mesi scorsi abbiamo parlato (qui, qui e qui) di questa teoria applicata al reale, quando cioè il nemico è una persona. Oggi vediamo la stessa tecnica – molto diffusa – utilizzata quando il nemico è virtuale.

Il riferimento, neanche a dirlo, è a Matteo Salvini, che in questo ambito è un grande suggeritore di argomenti. Ma potrebbe essere serenamente ampliata alla Meloni, a Di Maio, a Zingaretti. A tutti, essendo una modalità molto utilizzata nella comunicazione politica.

Un selfie di Salvini con un asino: inutile parlare dei commenti arrivati

Acquisiamo quale esempio la comunicazione della Bestia (leggi qui uno spaccato), per lo più basata sull’assunto “con me o contro di me”.

Ecco, quindi, che la teoria del nemico qui trova un enorme utilizzatore.

Non tanto o non solo nelle ospitate televisive, quanto nelle pubblicazioni a mezzo social, il leader della Lega tende a provocare. Obiettivo evidente è suscitare reazioni scomposte da parte dei suoi avversari, per utilizzarle come leva di comunicazione. “E questi sarebbero i democratici?”, si chiede sempre.

Ma come lo fa? Guardiamo l’immagine in basso o quella qui a lato. Sono due esempi tipici della tecnica di Salvini.

Quella in basso è il ritaglio di un post pubblicato su Instagram una decina di giorni fa. Qui, Salvini divide lo schermo in due (metafora di ciò che fa con l’opinione pubblica). Da una parte, un dettaglio fotografato da lui stesso su Gazzetta, dall’altra una foto di sè stesso nell’atto di immortalare quel dettaglio.

Ma di che dettaglio si tratta? L’oroscopo della Rosea, evidentemente sbagliando, inserisce la parola “suini” all’interno della giornata dei Pesci. L’assist è troppo ghiotto per quelli che occupano il polo opposto rispetto al senatore.

Difatti, scorrendo tra i commenti, se ne trovano molti non esattamente di stima, che associano la parola – oltretutto evidenziata in un bel giallo sgargiante – alla persona. Qual è il passo successivo? Chiaro: quello di dare la responsabilità del linguaggio offensivo agli avversari.

E gli avversari – passo ancora successivo – sono individuati ne “i democratici”. Questa è tra le parole che Salvini utilizza di più. Lo ha sempre fatto, per colorare il Pd di una tonalità “mezzo eversiva”, per dargli una responsabilità morale su “insulti e offese”.

E lo fa a maggior ragione oggi, per suonare la sveglia ai pentastellati più lontani da quelle posizioni.

Che si tratti di creare/individuare un avversario da mettere nel mirino o determinate contro-reazioni, c’è, insomma, una sorta di processo sempre uguale, insomma.


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