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“Quell’altro là”: la “gaffe” di Di Maio per compattare il M5S

31/07/2019

“Quell’altro là”: la “gaffe” di Di Maio per compattare il M5S

“Quell’altro là” è senza dubbio la locuzione del giorno, tra le più cercate su Google.

“Io, Conte e quell’altro là sembra la riedizione riveduta e corretta del celebre “Io, mammeta e tu” di Renato Carosone. E non è un caso che a pronunciarla sia un napoletano. Nel Mezzogiorno, infatti, riferirsi a una terza persona definendola “quello” o “quell’altro” non è necessariamente un modo per sminuirla agli occhi di chi ascolta.

Se coerente col tono scherzoso del discorso, infatti, aggiunge un elemento alla conversazione proprio in questa chiave.

Ma era questo il tono scelto da Di Maio per riferirsi a quell’altro là, durante l’assemblea di domenica sera a Cosenza con gli attivisti del M5S?

Di Maio, Conte e Salvini

Probabilmente no, a giudicare dall’audio che LaCn24.it, una testata calabrese, ha registrato e diffuso (qui per ascoltare).

Piuttosto, il tono scelto dal vicepresidente del Consiglio nel parlare del suo omologo è una scelta. E come tale, non può prescindere da alcuni elementi.

  • La situazione politica, anzitutto. Le continue tensioni nel governo fanno il gioco della Lega – lo dicono i sondaggi -, che comincia a far pesare i risultati delle Europee sui singoli temi.

Anche il presidente Conte ha cambiato idea in merito alla Tav (leggi qui e qui i nostri pezzi proprio sulla Torino-Lione), sposando ora il sì. Anche sull’autonomia differenziata i verdi stanno alzando la voce.

Il M5S, dunque, si trova isolato e quasi messo in un angolo. La riorganizzazione del partito, che Di Maio ha evocato subito dopo la batosta di maggio, non può non tenere conto di questo.

E, a quanto pare, non prevede più lo streaming: ma le strade del web sono pressoché infinite.

  • Il contesto. Siamo nel corso di una assemblea di militanti pentastellati a Cosenza. Di Maio, giovane ma comunicativamente non alle prime armi, sa che questa è la fase in cui bisogna parlare per compattare la base. La tecnica più utilizzata è la solita: quella del nemico.
Silvio Berlusconi, il discorso della “discesa in campo” e il primo nemico: i comunisti

E in questo caso, il nemico è più vicino che mai. Ma è quello giusto da utilizzare, posto che gli altri lo sono da sempre.

A teorizzare questa strategia fu per primo Umberto Eco, in una raccolta di saggi dal titolo, appunto, “La costruzione del nemico”. Distribuire ai propri seguaci elementi di disprezzo verso qualcuno o qualche fenomeno, per (ri)costruire l’unità di un gruppo a partire dalle differenze con questi.

Difatti, relativamente all’assemblea cosentina, il virgolettato più frequente di Di Maio è “Dobbiamo mettere le radici per non farci spazzare via”.

Un tempo era Berlusconi contro i comunisti. Oggi è Salvini contro il fenomeno migratorio, il Pd (più il resto della sinistra) contro Salvini.

Da alcune settimane, come certificato dal suo capo politico, anche il M5S, alla ricerca dell’identità perduta, si è iscritto alla partita. Contro “quell’altro là”.


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