Comunicazione (è) Politica

La comunicazione di Salvini: non solo web (anzi)

08/01/2020

La comunicazione di Salvini: non solo web (anzi)

La comunicazione di Salvini – confesso il mio peccato – è un tema che affascina anche me.

A tutti gli esperti di comunicazione politica piace tantissimo soffermarsi sulla Bestia (qui) e sullo sterminato contenuto che produce.

Attraverso i numeri elaborati da Datamediahub, ieri abbiamo visto quanto i politici più in vista hanno speso nel 2019 in Ads su Facebook (qui). Al primo posto, appunto, Matteo Salvini, con 167mila euro impegnati da marzo a dicembre.

Ma è questo – cioè, il web, i social – l’unico parametro che caratterizza la comunicazione di Salvini?

Per i Bestiofili sarà strano ascoltare che la risposta è “assolutamente no”. Nonostante, mi ripeto, tutti si affannino a parlare del lavoro in rete della macchina comunicativa, la sua strategia prevede anche un altro tassello, altrettanto importante.

È il rapporto diretto con la gente. Leggasi: i comizi, gli incontri pubblici, la presenza sul territorio.

Ne ho già scritto oltre due mesi fa (qui), quando ho definito il comizio come “il tratto d’unione tra comunicazione e politica”.  Ho preso ad esempio la campagna elettorale in Umbria proprio del segretario della Lega: 53 incontri in altrettanti comuni, a fronte degli 11 di Zingaretti e degli 8 di Di Maio.

Ma il tutto potrebbe essere parametrato all’attuale campagna per l’Emilia. Non ho scelto a caso quella definizione. Si tratta di ciò che pone Salvini alla stregua di un prodotto e la sua comunicazione al pari di un’attività di marketing.

Lo schema-Salvini: diretta Fb da un luogo raggiunto per un comizio

La rete e i nuovi strumenti di comunicazione sono utilizzati nella maniera più tradizionale che esista: per dire quello che fa.

L’altro elemento – il contatto fisico con la gente, gli incontri pubblici -, invece, lo catapulta indietro di trent’anni. E non è per forza un punto a sfavore. Piuttosto, è una scelta precisa.

“Salvini fa campagna elettorale nello stesso, identico modo in cui la facevano i leader di partito della Prima Repubblica”, afferma Livio Gigliuto (vicepresidente di Istituto Piepoli e direttore dell’Osservatorio sullaComunicazione Digitale di PA Social e Istituto Piepoli) nel video-appuntamento sul “Marketing Politico” che farà parte del nostro percorso “Velocità Media Élite”.

Le liturgie, in effetti, sono le medesime, adattate ai tempi. Una volta il comizio non finiva e il comiziante non andava via finchè non avesse stretto tutte le mani che gli si paravano davanti. Oggi siamo alle sessioni di selfie che durano più del comizio stesso. Ma è la stessa dinamica.

La vera differenza è questa. Dirette Fb, certo, e forse anche troppe. Ma questo non è assolutamente sufficiente per convincere qualcuno a votarti. Il fattore complementare è la presenza sul territorio, la vicinanza alla gente e ai suoi problemi.

“Tre giorni in Umbria, dieci comizi. E mentre sei Umbria per questi incontri, ti piazzi una telecamera davanti e mandi in onda qualche diretta Fb”, aggiunge Gigliuto. Viviamo in un mondo figitale: da un lato messaggi e smartphone, dall’altro necessità di contatto fisico”.

Il risultato è la percezione che dai di te. Un leader in giro, che viene a trovarmi, che vive come me, mangia come me e soprattutto è vicino ai miei problemi. Un altro tipo di leader, pieno, come me, di ostentati difetti e ben lontano dallo scatenarmi invidia.

E finché gli avversari non raggiungeranno questi numeri e questa capacità di girare il territorio, soccomberanno puntualmente. E altrettanto puntualmente, la colpa sarà della Bestia.


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