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Meloni e il Fascismo, tra mantenimento e conquista

12/08/2022

Meloni e il Fascismo, tra mantenimento e conquista

Meloni e il fascismo, c’è chi lo chiama cedimento.

Il riferimento è al video in tre lingue (qui) – francese, inglese, spagnolo – che il leader di Fratelli d’Italia ha diffuso presso la stampa estera. Un video in cui parla di tanti temi, ma in cui spicca quella che è già passata alla storia come l’abiura del Fascismo. Dunque, perché molti lo considerano un cedimento? Semplice: lo ritengono una concessione alle pressioni di chi voleva una presa di posizione chiara sul tema.

In realtà, con questa mossa, Giorgia Meloni ha forse voluto fare un doppio scherzetto ai suoi detrattori. Innanzitutto, dopo lo scivolone nel corso dell’intervista in inglese a Fox News, parla, come detto, in tre lingue diverse. Dunque, una risposta sul tema, pur senza tornarci su. Vedendola invece in chiave più estesa, si tratta molto evidentemente del prosieguo di quel disegno che ha condotto il suo partito a essere in testa ai sondaggi ormai da quasi un anno.

Da tempo, Giorgia Meloni non è più un politico di nicchia. É entrata nel club degli incumbent, i politici influenti. E da tempo parliamo della sua strategia come del risultato di un doppio binario: mantenimento e conquista.

Il rapporto tra la Meloni e il fascismo va visto come un aspetto del secondo binario.

Come ho avuto modo di scrivere nel mio libro “Virus, comunicazione e politica” (qui), la strategia di comunicazione del presidente di FdI poggia sul certo (il mantenimento) e punta all’incerto (la conquista). Il certo è lo zoccolo duro, quell’elettorato di destra che in ogni caso ti premia. L’incerto è quella parte che deve andare a prendersi, per coinvolgerla nel suo progetto di un partito conservatore moderno.

Della campagna di mantenimento, caratteristica dei sistemi in cui i partiti sono fortemente presenti, la comunicazione della Meloni conserva la caratteristica del “noi contro loro”. Vuol dire che fa leva su quella fetta di elettorato che già sa essere suo, con l’intento quindi di fidelizzarlo e ancorarlo ulteriormente. “Si serve dei media in funzione simbolica, cioè più per affermare e difendere il proprio territorio che per ampliarlo”¹.

La campagna di conquista, invece, ha l’obiettivo evidente di allargare la platea dell’elettorato il più possibile. Fa leva su un aspetto peculiare di oggi: la liquidità dell’elettorato. “Lo scopo dei contendenti è quello di assicurarsi il consenso dell’elettorato nel suo complesso, e non di segmenti definiti².

 

¹ C. Arterton (1984), Media politics. The news strategies of presidential campaigns, Lexington, Mass., Lexington Books, p. 206.

² Ibid.


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