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Election day: i governatori e il “rally around the flag”

01/06/2020

Election day: i governatori e il “rally around the flag”

Election day nuovo tema al centro della bufera politica.

Andiamo a cercare di capire perchè. Il governo ha scelto il 20 settembre¹ per accorpare referendum confermativo sul taglio del numero dei parlamentari, comunali e regionali.

Le regionali, appunto. Proprio il motivo del contendere. Ai governatori, infatti, quella data non piace, e puntano ad andare alle urne il prima possibile per capitalizzare il consenso ed evitare il rischio di disperderlo.

A fare la voce grossa e ad avanzare la data del 6 settembre o addirittura di fine luglio sono soprattutto i presidenti di Campania, Puglia, Marche (anche se Ceriscioli farà un  passo indietro), Liguria e Veneto. Quelli, cioè, che nell’emergenza sono riusciti a costruirsi un seguito di rilievo al punto che, come nel caso di De Luca², non c’è stata minima traccia di opposizione.

Election day sì, insomma, ma ben prima del 20 settembre.

La ragione è tutta di calcolo, ovviamente. Andando al voto il 6 settembre, la campagna si chiuderebbe il 4. Il che vorrebbe dire che il cuore sarebbe nella seconda metà di agosto. Da ciò emergono un paio di verità. La prima: a parte osservatori, appassionati e analisti, non la seguirebbe nessuno. Per stanchezza o perché si preferirebbero le vacanze, ma in pochi la seguirebbero.

De Luca, Emiliano, Zaia e Toti: governatori di regioni chiamate al voto

Seconda verità: quella nell’urna sarebbe un’opinione espressa senza informarsi, un’elezione in cui prevarranno i candidati che partono avvantaggiati. Cioè i governatori uscenti, appunto.

È un fenomeno che abbiamo visto anche in relazione alla figura del presidente del Consiglio. Appena il popolo ha percepito l’ombra dell’emergenza, il gradimento nei suoi confronti è schizzato a livelli mai visti (e non a caso, ora sta scendendo).

Gli americani lo chiamano “rally around the flag”, letteralmente “girare intorno alla bandiera”.

L’effetto di un momento storico specifico, caratterizzato dalla paura, dall’angoscia e dall’incertezza, dunque, è ovvio, naturale e consequenziale: stringersi intorno alla figura apicale, istituzionale ma anche percepita come operativa e decisionale (quindi diversa per natura e per compito dalla Presidenza della Repubblica e da quella delle due Camere).

Lo stesso può dirsi per i presidenti di Regione, che hanno vissuto e si sono presi un periodo di grandissima popolarità. Per ora sono loro ad avere tutto l’interesse a capitalizzarla e a passare all’incasso il più velocemente possibile, prima di commettere qualche cappellata o di entrare nel mirino di qualche Procura.

¹Qui un pezzo di Ansa sullo scontro tra governo e Regioni

²Qui invece una mia analisi sulla crescita del consenso di De Luca


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