Election day: i governatori e il “rally around the flag”
Election day nuovo tema al centro della bufera politica.
Andiamo a cercare di capire perchè. Il governo ha scelto il 20 settembre¹ per accorpare referendum confermativo sul taglio del numero dei parlamentari, comunali e regionali.
Le regionali, appunto. Proprio il motivo del contendere. Ai governatori, infatti, quella data non piace, e puntano ad andare alle urne il prima possibile per capitalizzare il consenso ed evitare il rischio di disperderlo.
A fare la voce grossa e ad avanzare la data del 6 settembre o addirittura di fine luglio sono soprattutto i presidenti di Campania, Puglia, Marche (anche se Ceriscioli farà un passo indietro), Liguria e Veneto. Quelli, cioè, che nell’emergenza sono riusciti a costruirsi un seguito di rilievo al punto che, come nel caso di De Luca², non c’è stata minima traccia di opposizione.
Election day sì, insomma, ma ben prima del 20 settembre.
La ragione è tutta di calcolo, ovviamente. Andando al voto il 6 settembre, la campagna si chiuderebbe il 4. Il che vorrebbe dire che il cuore sarebbe nella seconda metà di agosto. Da ciò emergono un paio di verità. La prima: a parte osservatori, appassionati e analisti, non la seguirebbe nessuno. Per stanchezza o perché si preferirebbero le vacanze, ma in pochi la seguirebbero.

Seconda verità: quella nell’urna sarebbe un’opinione espressa senza informarsi, un’elezione in cui prevarranno i candidati che partono avvantaggiati. Cioè i governatori uscenti, appunto.
È un fenomeno che abbiamo visto anche in relazione alla figura del presidente del Consiglio. Appena il popolo ha percepito l’ombra dell’emergenza, il gradimento nei suoi confronti è schizzato a livelli mai visti (e non a caso, ora sta scendendo).
Gli americani lo chiamano “rally around the flag”, letteralmente “girare intorno alla bandiera”.
L’effetto di un momento storico specifico, caratterizzato dalla paura, dall’angoscia e dall’incertezza, dunque, è ovvio, naturale e consequenziale: stringersi intorno alla figura apicale, istituzionale ma anche percepita come operativa e decisionale (quindi diversa per natura e per compito dalla Presidenza della Repubblica e da quella delle due Camere).
Lo stesso può dirsi per i presidenti di Regione, che hanno vissuto e si sono presi un periodo di grandissima popolarità. Per ora sono loro ad avere tutto l’interesse a capitalizzarla e a passare all’incasso il più velocemente possibile, prima di commettere qualche cappellata o di entrare nel mirino di qualche Procura.
¹Qui un pezzo di Ansa sullo scontro tra governo e Regioni
²Qui invece una mia analisi sulla crescita del consenso di De Luca
Potrebbe interessarti
Campania, lì dove la corsa si fa (ancora) su De Mita
Campania al voto nel settembre 2020, come altre sei regioni d’Italia.
“Sherpa al lavoro”, quando la politica parla tibetano
“Sherpa al lavoro”. “Eeeeh?”.
Al telefono con Salvini: il marketing applicato alla politica
Al telefono con Salvini è l’ultima trovata della Lega per risollevare le sorti del Capitano.
