Comunicazione (è) Politica

“Sherpa al lavoro”, quando la politica parla tibetano

19/08/2019

“Sherpa al lavoro”, quando la politica parla tibetano

“Sherpa al lavoro”. “Eeeeh?”.

Gli ultimi giorni di frenetico lavorìo in ottica governo romanista hanno riportato in auge un termine che viene fuori ciclicamente, nei periodi di crisi dell’esecutivo.

Il mondo giornalistico oggi ha tirato fuori il termine “sherpa” a proposito della trattativa tra M5S e Pd ma anche, in misura minore, di un passo indietro di Salvini e della Lega.

Il lessico politico è un contenitore enorme che attinge a qualunque ambito e, stando a quanto dimostra proprio questo esempio, anche a qualunque lingua.

“Sherpa” ha un’origine addirittura tibetana, come scrive la Treccani (leggi qui).

Il pezzo di Tommaso Labate sul CorSera di Ferragosto

Nell’accezione originaria, è il “nome degli indigeni appartenenti a uno dei tanti gruppi etnici della popolazione nepalese, stanziato alle pendici dell’Everest ma originario delle province orientali del Tibet.

L’occupazione principale, una volta limitata alla pastorizia e all’agricoltura, è diventata, in seguito alle sempre più frequenti spedizioni alpinistiche nel territorio himalaiano, quella di portatori, di guide, e talvolta anche di organizzatori dell’accampamento.

Per estensione, il termine è spesso usato per indicare più genericamente portatori o guide in zone asiatiche d’alta montagna”.

Tuttavia, esiste anche un’altra accezione, che riportiamo sempre dalla Treccani e che è propria del lessico politico-giornalistico. “Funzionario cui sono affidati compiti organizzativi e complessil’incontro al vertice delle tre potenze verrà preparato dagli sherpa della diplomazia internazionale”.

I retroscenisti alla Tommaso Labate (vedi foto qui sopra) sono i giornalisti che fanno incetta di termini di questo tipo.

La paginata che Repubblica di ieri dedica alle trattative e alle parole del momento

Perché la dizione “sherpa al lavoro” non si riferisce certo a un’attività alla luce del giorno, quanto piuttosto una classica azione da dietro le quinte.

Lo sherpa ricuce, con pazienza, là dove altri hanno strappato. Il dedalo di contatti che Repubblica ha riportato (vedi di fianco) e la spiegazione in taglio basso di Filippo Ceccarelli sono un ottimo sunto della situazione.

È per questa ragione che rivestono un ruolo di grande importanza. Portano sulle spalle – come da immagine scelta in testa – un grande fardello unito a una grande arte: quella del rammendo, appunto.

E se il discorso del presidente Conte e il voto della mozione leghista dovessero andare in una certa maniera, gli sherpa potrebbero scatenarsi, per poi lasciare il posto agli attori politici protagonisti degli accordi.

In piena Prima Repubblica, quando la Dc doveva rimettere insieme le sue varie anime, metteva in moto i suoi pontieri. Tra questi, uno dei migliori si rivelò essere Massimiliano Cencelli, padre della spartizione lottizzatoria e dell’omonimo, celebre manuale.

Ma questa è un’altra storia.


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