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Covid e comunicazione istituzionale: gli italiani diventano digitali

15/04/2020

Covid e comunicazione istituzionale: gli italiani diventano digitali

Covid e comunicazione istituzionale è uno dei grandi temi di questa emergenza.

Lo è, in particolare, riguardo al tema delle bufale, e riguardo al tema del paradigma comunicativo del presidente del Consiglio. Ma c’è un elemento che riguarda l’Italia intera: essere tutti costretti in casa ci ha obbligato a cambiare abitudini, mettendo al centro l’utilizzo degli strumenti digitali e le modalità di lavoro smart.

Questo è quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Osservatorio nazionale sulla Comunicazione digitale di PA Social e Istituto Piepoli. Il dato che spicca è quell’80% di italiani che considera molto utile l’utilizzo di social network e chat per comunicare con le istituzioni e ricevere informazioni e servizi.

Ciò vuol dire che queste piattaforme sono arrivate ad una fase di maturità in cui convergono sulla stessa opinione il 75% degli over 54, l’80% tra i 35 e i 54 anni e l’88% tra i 18 e i 34 anni.
Il 68%, praticamente 7 su 10, è favorevole all’utilizzo dei social per dare comunicazioni pubbliche ai cittadini. I più convinti – e anche questo è un dato – sono le persone dai 54 anni in su, nello specifico il 72% (64% per la fascia 35-54 anni e 66% per i più giovani tra 18 e i 34 anni).

Covid e comunicazione
Immagine fino a pochi mesi fa inverosimile

L’emergenza ha messo al centro del dibattito e delle scelte politiche anche lo smart working. Il 60% degli italiani dichiara di lavorare con questa modalità. Di questi, il 6% lo fa per più di 8 ore al giorno. Con quali strumenti? Il più utilizzato resta il pc, con il 90%, seguono lo smartphone (32%), le video call con varie piattaforme (24%), il tablet (12%).

Chiaro è anche l’orientamento degli italiani sul ruolo del digitale nelle fasi successive all’emergenza e soprattutto per la ripresa. Praticamente 9 su 10 (l’88%) pensano che il Covid-19 abbia accelerato il lavoro del nostro Paese sui temi del digitale e che gli strumenti digitali saranno sempre più centrali, sia nel settore pubblico che nel privato.

Insomma, il rapporto tra Covid e comunicazione istituzionale pare proprio avere una forte eco su quello tra italiani e digitale.

Livio Gigliuto e Francesco Di Costanzo

L’emergenza ha acceso un faro enorme sul digitale, sugli strumenti di comunicazione e informazione come social e chat, sulle modalità di lavoro smart”, spiega Francesco Di Costanzo, presidente dell’Associazione PA Social. “La necessità ha creato attenzione su tante tematiche che, purtroppo, non sempre sono state messe al centro dell’agenda e delle politiche del Paese.

Lo dimostrano, ancora una volta, i dati della ricerca del nostro Osservatorio. Il punto è mettere il digitale tra le priorità. Il nostro è un Paese pieno di buone pratiche e di innovatori, ora siamo tutti impegnati a superare l’emergenza, ma la ripresa dovrà sicuramente passare anche da un forte investimento sul digitale. Prima di tutto culturale e sociale, poi organizzativo, professionale, economico.

Se qualcuno aveva ancora dubbi sull’utilità della comunicazione e informazione digitale, penso che ora abbia chiaro quanto conti avere professionalità dedicate, una nuova organizzazione, un coordinamento, la conoscenza degli strumenti. E ancora, fonti ufficiali autorevoli e accreditate anche su piattaforme come Facebook, Instagram, Twitter, LinkedIn, YouTube, TikTok o in chat come WhatsApp, Telegram, Messenger, la capacità di dialogo e interazione con i cittadini.

Spero – conclude Di Costanzo – che l’insegnamento dell’emergenza ci aiuterà a fare veloce e recuperare il tempo perduto”.

“La natura non fa salti”, commenta Livio Gigliuto, direttore Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale e vice presidente Istituto Piepoli. “Sono rarissimi i casi in cui un evento determina una rottura di trend tanto forte da modificare in tempi molto stretti i comportamenti quotidiani. Stiamo assistendo a uno di quei casi.

Il digitale è il protagonista di questa rivoluzione. Sono proprio i meno giovani, i più “fragili” digitalmente, a volere adesso i certificati su WhatsApp, i sindaci in diretta Facebook. 9 italiani su 10 vogliono sopperire al futuro di distanziamento sociale con la rivoluzione digitale. Che probabilmente – chiude Gigliuto – sarà il primo vero cambiamento nelle nostre vite alla fine, speriamo presto, di questa fase di emergenza”.

  • Qui la ricerca completa. Qui, invece, le informazioni sull’attività dell’Osservatorio nazionale sulla comunicazione digitale
  • I risultati della precedente indagine dell’Osservatorio (novembre 2019) davano già un risultato simile: leggi qui

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