L'Italiano Vero

L’Italiano corretto (o quasi): le 5(+1) regole

03/06/2019

L’Italiano corretto (o quasi): le 5(+1) regole

L’Italiano, e a maggior ragione l’Italiano corretto, universalmente riconosciuta come una delle lingue più belle del mondo, è sotto attacco.

Gli slang, il gergo, il parlato colloquiale, le contaminazioni straniere, oltre ovviamente alla mancanza di adeguata istruzione di base: tutti questi fattori stanno minando dalle fondamenta la correttezza dell’espressione del nostro idioma.

Hai idea di quanto possa essere corposo il bagaglio lessicale di un adulto occidentale?

Forse non ti sei mai posto questa domanda, e in effetti non me l’ero posta neanch’io, prima di scoprire che esso si aggira tra le 1.400 e le 1.600 parole. 

Naturalmente, non è un numero fisso, ma varia a seconda della lingua: gli inglesi, ad esempio, parlano un idioma che per natura e costruzione delle frasi è molto più conciso. Dunque, Oltremanica quella cifra tende a calare. Noi italiani, invece, per la ragione opposta, unita alla nostra tendenza al melius abundare, alziamo un po’ la media.

Il vocabolario attivo degli adulti occidentali, però, diventa più ricco nel caso di individui dalla preparazione culturale di livello superiore, arrivando a oscillare tra le 3.200 e le 4.300 parole (comprese le frasi idiomatiche). Quello medio di un giovane, invece, contiene poche centinaia di termini. Un dato molto preoccupante.

Nonostante reiterati e mai sopiti tentativi tesi all’opposto, le parole, naturalmente, non si possono mescolare a piacimento. Esistono delle regole per il parlato, altre per lo scritto. Tutte differiscono da quelle per il colloquiale, che ha norme non scritte e continuamente cangianti.

Di seguito le 5(+1) regole base per scrivere in maniera – quasi – corretta (e non perderti l’ultima).

1 – Italiano corretto: rispettare ortografia, grammatica e sintassi. Che si tratti di una sceneggiatura, di una lettera, del tema di un concorso, di una tesi di laurea, di una relazione, della richiesta da inviare a un ufficio pubblico, non si può derogare al rispetto rigoroso di:

  • ortografia (utilizzo dei segni grafici e di interpunzione);
  • grammatica (complesso di regole necessarie alla costruzione di una frase);
  • sintassi (l’insieme delle norme che regolano la struttura di una frase).

2 – Italiano corretto: esprimersi con un linguaggio chiaro e preciso. Questa regola mette in gioco la responsabilità personale di ciò che si scrive. In pratica, ognuno deve garantire che la cura del linguaggio sia basata su questi due concetti: precisione e chiarezza.

La precisione è la scelta della parola giusta, la chiarezza evita ogni parola che possa essere non immediatamente comprensibile. “Come parlaaa?! Le parole sono importanti!”, urlava Nanni Moretti in “Palombella rossa”, nella famosa scena a bordo piscina.

Chiarezza e precisione valgono come pilastri in tutti gli ambiti. A tal proposito, diceva Indro Montanelli: “La fatica devono farla i giornalisti, non i lettori. Per cui, mai restituire il tono di una lezione, ma esporre bene, alleggerire i concetti, scrivere il meno possibile e nel modo più chiaro possibile”.

3 – Italiano corretto: procedere in base a una scaletta: inizio, parte centrale, conclusione.  “Tutto ha un inizio, uno svolgersi e una fine”. Le parole di Aristotele sono una metafora eccezionale da riferire alla nostra terza regola. Difatti, una volta stabilito un titolo al nostro scritto, secondo questa norma troviamo senza problemi il posto per teorie, cifre, esempi, citazioni e così via. Prima, ovviamente, di arrivare a un degno finale.

4 – Attenersi alla giusta lunghezza per frasi, periodi e paragrafi. Secondo molti studiosi, una frase non dovrebbe mai andare oltre le 16-18 parole, un periodo non oltre le 3 frasi e un paragrafo non oltre le 8 righe, laddove una riga viene considerata di 60 battute.

Il tutto è ovviamente rapportato al livello dell’attenzione del lettore: troppa carne a cuocere genera confusione. (Sulla curva dell’attenzione leggi qui)

5 – Attacco e stile devono avere determinate caratteristiche. Vivacità e comprensibilità: sono queste le due peculiarità che si richiedono all’attacco di uno scritto. Il resto – vale a dire curiosità, attenzione e interesse, e dunque la prosecuzione nella lettura – è una naturale conseguenza.

6 – “Piuttosto che” è una forma comparativa, non disgiuntiva!


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