Trump e Twitter: la guerra non si dichiara, si cinguetta
Trump e Twitter ci hanno abituati, sin dall’inizio, a un rapporto al limite del morboso.
Twitter è da sempre, per questioni di target, il social prediletto del Presidente USA, il primo che utilizza per comunicare qualunque cosa. La comunicazione, appunto.
Trump e Twitter hanno sempre restituito, sin dall’inizio, un modo diretto, quasi schiaffeggiante di far sapere all’esterno il suo pensiero.
L’uccisione del generale iraniano Qasem Soleimani, ha dato un’ampia dimostrazione di questo tipo di comunicazione.
The Donald dà l’ordine di eseguire il raid dal drone. Al mondo lo comunica cinguettando (in basso). C’è da stupirsi? Fino a un certo punto. Il tweet, il post (su Fb o su Instagram) sono ormai i comunicati stampa del terzo decennio del Terzo Millennio. Di più: sono quelle che una volta erano le dichiarazioni di guerra.
Chi non ha visto o ascoltato lo storico “Discorso della dichiarazione di guerra” di Mussolini del 10 giungo 1940, dal balcone di Palazzo Venezia? In un passaggio, il Duce afferma che “la dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia“.

Insomma, addirittura in quella decisione tragica si trovò spazio per l’atto diplomatico.
Oggi, al contrario, sembra sufficiente una bandiera a stelle e strisce pubblicata su Twitter e seguita da un cinguettio di spiegazione. In cui Trump non ha esplicitamente dichiarato guerra all’Iran, ma di certo, nel pieno di un vortice di tensione tra Stati Uniti e Iran – assalto all’ambasciata USA compreso – non poteva aspettarsi i complimenti.
Insomma, l’enorme diffusione del microblogging ha coinvolto anche le massime cariche di superpotenze del Pianeta, addirittura per ciò che riguarda tematiche così importanti come i rapporti tra Stati. Non poteva andare diversamente.
Se prima la comunicazione politica – in questo caso, come forse nel caso dell’Italia, sarebbe meglio parlare di comunicazione politico-elettorale – era domata dalla politica, oggi è l’esatto contrario.
L’esplosione dei media digitali ha portato a una maggiore capacità del flusso di notizie. Ma anche a una maggiore richiesta delle notizie stesse da parte del cittadino.
Chi non le fornisce – twittando o postando – rischia di essere anticipato dagli spifferi e triturato da quella stessa opinione pubblica che si ciba di news da microblogging.
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