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Feltri e Fratelli d’Italia, pro e contro di una scelta discussa

05/07/2021

Feltri e Fratelli d’Italia, pro e contro di una scelta discussa

Feltri e Fratelli d’Italia è certamente un matrimonio da approfondire.

L’annuncio che Giorgia Meloni ha dato nella giornata di oggi apre alcuni scenari e impone alcune riflessioni.

Innanzitutto, come ho avuto modo scrivere già in passato¹, conferma la tendenza del giornalismo italiano alla partigianeria politica. Non è certo esclusiva prerogativa della Destra: l’abitudine a passare “da quest’altra parte” è insita nel sistema politico italiano. O meglio, nella commistione tra sistema politico e sistema mediatico.

É giusto che chi ha scelto di fare il giornalista scelga poi di impegnarsi in politica? Vale oggi per l’ex direttore di Libero, che si è iscritto a un partito, ma vale anche per chi iscritto non è eppure esprime di continuo idee politiche molto nette. Nicola Porro, Andrea Scanzi, Lilli Gruber, Giovanni Floris, Mario Giordano e altri.

Proprio partendo dalla commistione cui ho appena fatto cenno, si può dire che ormai (e da tempo) la partigianeria politica viene considerata un vanto.

Si tratta di uno degli elementi che Hallin e Mancini (2004) individuano nei Paesi a sistema pluralista-polarizzato (cioè i Paesi mediterranei). L’editoria è impura, gli imprenditori perseguono interessi privati attraverso proprio il settore editoriale. «La radicalità ideologica tipica del pluralismo polarizzato ha minato la legittimità di tutti gli apparati della comunicazione di massa»².

Vittorio Feltri, neo-iscritto di FdI: sarà capolista al Comune di Milano.

Tuttavia, il matrimonio tra Feltri e Fratelli d’Italia apre anche un’altra riflessione.

In ordine, stavolta, alla sua funzionalità politica. Quanto il partito della Meloni potrà guadagnare – se ci guadagnerà – dall’adesione del direttore? Il mio pensiero è che il saldo sarà positivo, perché sarà positivo il saldo comunicativo.

Feltri è una personalità dirompente, provocatoria, divisiva. Polarizzante. Basta leggere i tweet e gli insulti che calamita. Nel solco della strategia di medio-lungo periodo di FdI, di cui fa parte scelta di stare all’opposizione del governo Draghi. Probabilmente, l’obiettivo è continuare a prosciugare il bacino elettorale della Lega.

Le uscite e i cinguettii del neo-iscritto faranno di certo la loro parte per proseguire in questa direzione. Una direzione finora importante perché il partito della Meloni riuscisse a dare di sè l’immagine di un partito diverso.

Oltre a un contributo di idee, Feltri aiuterà nell’individuazione di nuovi nemici da combattere, in base allo schema binario che – Draghi escluso – caratterizza la comunicazione dei leader attuali. Uno schema, per dirla con Giorgino (2021), che «cerca prima il consenso abilitante e poi quello confermante».

In questo caso, si tratterebbe evidentemente di consenso confermante, visto che l’«abilitazione» delle proprie idee pare proprio che FdI l’abbia già ottenuta.

 

¹Leggi qui.

²D. C. Hallin- P. Mancini (2004), Modelli di giornalismo, Editori Laterza, p. 117.


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