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Nuova comunicazione, gli Stati Generali firmati PA Social

06/10/2019

Nuova comunicazione, gli Stati Generali firmati PA Social

Nuova comunicazione, si fa il punto e si riparte da qui.

È un po’ questo il senso degli Stati Generali della Nuova Comunicazione Pubblica, giunti alla V edizione, che PA Social terrà il prossimo venerdì, 11 ottobre, a Torino, presso il Consiglio regionale del Piemonte.

Un programma ricco e interessante (link in basso), che prenderà il via alle 9:30 e durerà l’intera mattinata – e a cui Velocità Media sarà presente. Molti i temi che verranno trattati.

Da “Cosa chiedono gli italiani a social network, chat, nuovi strumenti del digitale?”, a “Organizzazione e profili professionali, scenari e obiettivi della comunicazione digitale”.

Da “Formazione, community e nuovi strumenti per una PA digitale” a “Le buone pratiche dai territori”.

A fare gli onori di casa Stefano Allasia, presidente del Consiglio regionale del Piemonte. Ad aprire i lavori saranno Francesco Di Costanzo, presidente nazionale di PA Social, e Annalisa D’Errico, coordinatore di PA Social Piemonte e Valle d’Aosta.

Annalisa D’Errico, giornalista, scrittrice, esperta di comunicazione digitale. Coordina l’associazione PA Social in Piemonte e Valle d’Aosta

Proprio con la D’Errico – giornalista, scrittrice, esperta di dinamiche e rischi del digitale – abbiamo avuto una piacevole chiacchierata di presentazione dell’evento e di analisi dello scenario.

Partendo da un concetto base: si chiama nuova comunicazione perché vuole “fare cose vecchie con metodi nuovi”.

Annalisa, come arriva la nuova comunicazione pubblica all’appuntamento di Torino?

“Comincio con un dato eloquente, pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla Comunicazione Digitale (vai qui). Il 78 per cento degli italiani ritiene utile che la Pubblica Amministrazione dia informazioni attraverso social e chat, e anzi vuole averne per il tramite di questi canali.

Come è ormai evidente, si vuole eliminare il filtro tra Palazzo e cittadini, e comunicare, è così che si dice ora, “spalle al Palazzo e faccia ai cittadini”.

Non a caso, il concetto da cui anni fa è partita e si è sviluppata PA Social è proprio questo. L’associazione vuole recepire la volontà del cittadino di essere informato dall’ente pubblico nello stesso modo in cui è abituato a comunicare con le persone che lo circondano. Smartphone soprattutto, ma anche Pc e anche tipi di device“.

Quindi si può dire che il cittadino ha bussato alla porta della Pubblica Amministrazione.

“Proprio così. E quest’ultima ha dovuto aprire, si è dovuta organizzare e spesso rimboccare le maniche. Molte realtà di questo universo non disponevano di profili e risorse adeguatamente formati e sensibili al tema.

Non si può delegare la gestione dei social a una persona che fino a quel momento ha fatto tutt’altro, perché c’è bisogno di competenze davvero multidisciplinari“.

Francesco Di Costanzo, presidente PA Social (foto: Francesco Pierantoni)

A proposito di questo. Quali caratteristiche deve avere un buon social media manager di una pubblica amministrazione?

Approccio giornalistico, capacità di sintesi, linguaggio semplice e diretto, senza orpelli, concessioni alla burocrazia né formalità, anche solo nell’utilizzo delle emoticon.

Bisogna conoscere il modo in cui si deve raccontare una pubblica amministrazione. Rimanere istituzionali ma avere un approccio che io definisco empatico e di dialogo.

Quando vediamo casi di cattiva gestione dell’utilizzo dei social, qual è la causa? E’ mancato questo passaggio di comprensione e di empatia. Chi sta dalla parte del pc non ha capito l’utente, che spesso, in realtà, è anche sopra le righe”.

Emerge dunque il ruolo della formazione. Quanto è importante?

“Fondamentale. Per gestire tutti questi canali ci vuole formazione. E questa è veramente una delle leve di forza di PA Social, cioè il costante aggiornamento. Sono tantissime le attività che vengono messe in campo, e con tantissimi partner, tutti di profonda levatura. Da Facebook a Linkedin, lo scopo è quello di andare alla radice di quello che chiede il cittadino“.

Una fase degli Stati Generali PA Social 2018, a Venezia

A Torino, però, si parlerà anche di buone pratiche dai territori, che sono altrettanto importanti.

“Sì, i cosiddetti case history rappresentano il cuore pulsante del nostro programma. Perché è vero che ci sono molte realtà che stanno cercando di ottenere risultati non ancora raggiunti ma è vero anche che ce ne sono altre molto organizzate, con grande e rodata capacità comunicativa.

Come anche tu dicevi, nel corso della mattinata di venerdì, moderate da Carola Quaglia, che è uno dei nostri soci fondatori, avremo proprio un bel numero di buone pratiche, provenienti da varie zone d’Italia. Comuni anche piccoli, che però hanno messo insieme un team di persone decise e adeguatamente formate”.

E qual è, invece, la situazione nel coordinamento che dirigi?

“Da quando abbiamo cominciato abbiamo fatto passi da gigante. Eravamo solo in tre: io, Carola Quaglia e Fabio Malagnino, capoufficio stampa presso il Consiglio regionale e moderatore del tavolo ‘Esperti a confronto’.

Abbiamo stilato un elenco di pubbliche amministrazioni e le abbiamo contattate una dopo l’altra. Oggi siamo in cinquanta tra Piemonte e Valle d’Aosta, sia pubblici direttamente iscritti che privati e libero professionisti.

Insomma, tutto il mondo che ruota intorno alla Pubblica Amministrazione e che ha compreso l’importanza di comunicare bene il proprio lavoro”.

Vai qui per l’intervista al presidente Di Costanzo sulla PA Social Academy e qui per il programma completo degli Stati Generali.


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