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Covid e infodemia applicata ai dati: occhio alla seconda ondata

15/10/2020

Covid e infodemia applicata ai dati: occhio alla seconda ondata

Covid e infodemia, qualche riflessione soprattutto rispetto ai dati.

Negli ultimi giorni, finalmente, sembra che tutti i media abbiano leggermente modificato il loro modo di fornire i numeri dei nuovi numeri. Persistono sempre formule quali “la curva continua a salire”, “non si ferma il contagio”. Ma sembra che le cifre non vengano più fornite in senso assoluto.

Cominciano timidamente a sentirsi rapporti e proporzioni tra il numero dei tamponi e il numero dei nuovi contagi. È evidente che 5mila in assoluto sono un dato. 5mila positivi su 30mila tamponi sono il 16% della popolazione. 6mila positivi su 130mila tamponi sono meno del 5%.

La seconda ondata sta portando a un nuovo e consolidato rapporto tra Covid e infodemia.

Infodemia

Spesso, troppo spesso, ci si è soffermati sul numero di contagi in sé. Per fare terrorismo psicologico? Chi lo sa. Di sicuro, è una modalità per ingrossare quel fenomeno noto come infodemia¹. D’altronde i media lavorano spesso su questo crinale, dove da un lato c’è l’assenza di notizia e dall’altro l’allarme sociale.

Il fatto che alcuni potenti del Pianeta – Trump dopo Johnson e Bolsonaro – abbiano contratto il virus, agevola una narrazione di taluni che guardano dal lato se non dell’allarme, almeno dell’emergenza spinta.

Personalmente, diffido dei giornalisti che raccontano la seconda ondata considerando i dati in senso assoluto. Di quelli che dicono “non si vedevano così tanti casi da marzo”. Il numero va fornito sempre in compagnia del numero di tamponi e accompagnato dalla relativa percentuale. Altrimenti, si prende una via che porta – questa sì – all’allarme sociale.

Lo stesso dicasi per la classifica mondiale del numero di morti. Ha senso mettere nella stessa graduatoria il Belgio (11 milioni di abitanti) e l’India (1,35 miliardi)? Non sarebbe più giusto e più corretto operare, anche in questo caso, un rapporto tra popolazione e decessi?

Fare informazione è troppo importante², specie su questi temi. Un certo giornalismo è troppo sensazionalista, e gioca sugli stati d’animo di apprensione e paura.

 

¹ Ne abbiamo parlato a febbraio scorso: qui la nostra analisi.

² Tema centrale degli Stati Generali di PA Social (qui), domani a Perugia.


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