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Giulia Cecchettin, un mese dopo: perché è una tragedia diversa dalle altre

10/12/2023

Giulia Cecchettin, un mese dopo: perché è una tragedia diversa dalle altre

Giulia Cecchettin ha fatto più rumore di altre donne uccise.

E a quasi un mese dalla sua uccisione, continua a farne. Proviamo a capire per quale ragione.

É fuori discussione che tanto l’opinione pubblica quanto il circuito mediatico abbiano reagito a questo episodio in maniera molto differente rispetto ad altri episodi simili. Una reazione più forte, più decisa e più compatta.

Ci addentriamo nell’analisi di un effetto così anomalo rispetto al solito facendo una doppia premessa.

Innanzitutto, l’uccisione di Giulia Cecchettin ha segnato un prima e un dopo nella casistica dei femminicidi. Inoltre, si tratta di un caso in cui realtà e livello di notiziabilità probabilmente si intersecano al punto di fondersi, sancendo così una sorta di sovrapposizione tra le reazioni del circuito mediatico e dell’opinione pubblica. Il fatto resta in cima ai titoli e alle prime pagine per un mese intero.

  • Sappiamo che dal momento della sparizione dei due ragazzi (11 novembre) fino al ritrovamento del corpo di Giulia (18 novembre) trascorre una settimana. Alzi la mano chi non conoscesse già il finale. Per questo, è stata una settimana di passione per tutta l’Italia, che ha cercato di tenere accesa la fiammella della speranza. Ecco: paura, frustrazione e angoscia sono i sentimenti che hanno accompagnato quei giorni. E sono anche le prime motivazioni alla base di quella che poi sarebbe diventata una veemente reazione di popolo.
  • L’età dei due ragazzi (22 anni) e il fatto che lei dovesse discutere la tesi proprio in quei giorni non hanno ovviamente lasciato indifferenti. Anzi, sono stati dei booster, degli acceleratori di angoscia. Altri femminicidi hanno riguardato coppie ben più in là dal punto di vista anagrafico.
  • L’appartenenza sociale è un altro elemento che ha giocato un ruolo nella reazione dell’opinione pubblica. Giulia Cecchettin veniva da famiglia di estrazione piccolo-medio borghese, come la stragrande maggioranza delle famiglie italiane. Anche questo ha enfatizzato l’aspetto emozionale di chi seguiva la vicenda (tutti) e la capacità di empatizzare con i suoi familiari.

  • La prossimità con il 25 novembre. Per una crudele coincidenza, il tutto è accaduto a ridosso della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne. E la partecipazione alla manifestazione del Circo Massimo è ovviamente (anche) la scia emotiva di un’onda che deriva da una circostanza appena avvenuta.
  • L’intervento di Elena Cecchettin, sorella di Giulia. Appena rinvenuto il corpo, Elena interviene in maniera molto netta e decisa. Modi e temi che ciascuno può considerare a proprio modo, ma che denotano capacità emotiva e dialettica di trasformare in atto politico (cioè pubblico) un fatto così drammatico.

Fateci caso: rispetto ad altre tragedie come questa, qui i dettagli pruriginosi sono molti meno. Il merito, a mio avviso, è in gran parte della sorella, che riesce a buttare giù il muro dei classici canoni della tv del dolore e a concentrare tutta l’attenzione tutta sul fenomeno generale e sul “dopo”, cioè su come la società approccerà i femminicidi dopo quello di Giulia.

 

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