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Zone rosse e giornalisti, tra informazione e responsabilità

08/03/2020

Zone rosse e giornalisti, tra informazione e responsabilità

Zone rosse e giornalisti, che responsabilità hanno i secondi dopo il Dpcm della notte scorsa?

Una premessa è d’obbligo. Quando il testo era ancora passibile di modifiche, cioè prima della firma di Conte, qualcuno ne ha fatto circolare una bozza. La Cnn scrive di averla ricevuta dall’Ufficio Stampa della Giunta regionale della Lombardia. Ma insomma, un esecutivo che presenta una falla comunicativa di questa grandezza, in un tempo in cui governi e politici rischiano tantissimo sulla comunicazione, ha qualche problemino.

Dunque, il decreto è finito su tutte le testate online. Diciamo che in linea di massima ci sta. Una fonte passa il documento ai giornalisti. E il documento finisce su molte testate online.

Dice: ho fatto l’interesse pubblico, ho diffuso una notizia che interessava dieci milioni di lombardi, alcuni milioni di veneti e altri sparsi per il Nord Italia. Io non sono affatto d’accordo. Innanzitutto perché tutto sarebbe stato di lì a poco diffuso in forma ufficiale e completa.

In secondo luogo, perchè un giornalista dovrebbe riflettere sulle conseguenze di qualunque suo gesto professionale. A maggior ragione se l’amplificatore di una notizia è una testata nazionale, e in un momento in cui tutte le attenzioni – politiche, mediatiche e di qualunque altra natura – sono su uno specifico tema. In certi casi, insomma, bisognerebbe capire che c’è un limite.

Per chiarire ancora meglio sul rapporto tra zone rosse e giornalisti.

La folla su un treno di stanotte diretto da Milano verso Sud

L’improvviso fuggi-fuggi dalla Stazione Centrale di Milano, seguito alla pubblicazione della “bozza del Dpcm”, era prevedibile? Certo che lo fosse. Tantopiù per un giornalista, che conosce bene – dunque può in un certo senso prevederele reazioni incontrollate delle folle, per citare l’opera del 1895 di Gustave Le Bon.

E allora, se tutta Italia si è svegliata maledicendo gli irresponsabili che affollano stazioni e treni per tornare a casa – peraltro senza neanche cogliere il danno che rischiano di arrecare ai loro stessi cari -, una bella fetta di responsabilità la ascrivo alla categoria della quale faccio parte. O almeno, a certi componenti della categoria.

Si fa il pubblico interesse anticipando (anticipando, ripetiamo) una notizia di pubblico interesse o tacendola e autolimitandosi, evitando, così, prevedibilissime e pericolosissime conseguenze?

A nostro avviso si fa nel secondo caso, senza dubbio. A meno che non ci si voglia beare di qualche visualizzazione in più o del proprio nome accanto a un documento che, pur nella sua palese monchezza, è già passato alla storia.

  • Qui l’articolo pubblicato da Il Post, una delle poche testate a non aver pubblicato la bozza.

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