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Informazione e covid, quante novità: resisteranno?

17/03/2020

Informazione e covid, quante novità: resisteranno?

Informazione e covid, le abitudini stanno cambiando?

Spinte da necessità di natura igienico-sanitaria, i vari attori al di qua e al di là della scrivania si stanno attenendo a nuove, scrupolose norme. Resisteranno col tempo? Cioè, terminata l’emergenza – non si sa quando -, torneremo a com’eravamo prima o continueremo ad adottare i metodi di oggi?

CONFERENZE STAMPA. Ieri abbiamo visto l’ultima conferenza stampa del presidente del Consiglio, che ha presentato il decreto “Cura Italia”. Al momento del collegamento ho pensato a una semplice diretta Fb (che pure ha superato i 2,5 milioni di utenti). Invece alla fine ho scoperto la presenza dei giornalisti che, guanti alle mani e distanza di sicurezza adottata, hanno rivolto le consuete domande.

Ma non a Conte, né a Gualtieri, bensì alla Catalfo. Perché, come lo stesso presidente ha tenuto a sottolineare, i tre si sono dati il cambio alla scrivania per evitare contatti ravvicinati. Lo stesso, però, non è avvenuto a Milano, dove governatore, assessore e presidente dell’Ente Fiera hanno parlato alla stampa in sei dallo stesso tavolo.

Per fare un altro esempio, Michele Emiliano, governatore della Puglia, ha tenuto la prima conferenza stampa digitale: decine le testate collegate. Ma se da un lato almeno 7 conferenze su 10 rasentano l’inutilità, non è forse vero che il nostro lavoro è basato su contatti, umani e professionali? Non è forse vero che in quelle circostanze si può scoprire una notizia in più? (prosegue dopo la foto)

Informazione e covid
Una conferenza stampa di Conte nelle ultime settimane

Insomma, quale strada sta prendendo il settore delle conferenze stampa? Quella della de-personalizzazione e della digitalizzazione completa? La presenza fisica perderà man mano di valore, a tutto vantaggio di una più semplice organizzazione (per gli uffici stampa)?

Mettendo da parte il lavoro agile – il cosiddetto smart working -, le novità nel rapporto tra Covid e informazione investono anche un altro ambito.

INTERVISTE. Facciamo subito una distinzione tra le interviste, come quella all’esterno di un ospedale a un virologo, e i cosiddetti “punto stampa” all’esterno di sedi istituzionali. Le prime sono spesso individuali: un giornalista con (nel caso citato) un professionista del campo sanitario. Distanza di sicurezza, microfono di un metro e oltre e via.

Il punto stampa, invece, è una via di mezzo tra una conferenza stampa e un’intervista collettiva. Sempre distanza di sicurezza tra giornalisti – quindi niente ressa né assembramento -, videocamere e microfoni che piovono dall’alto. Una transenna immaginaria da non superare. L’ultimo esempio è la triplice intervista – Salvini, Meloni, Tajani – dopo il vertice a Palazzo Chigi della scorsa settimana.

Nessuno sa quanto durerà questo periodo emergenziale e quindi tutte queste precauzioni, ma naturalmente la domanda è per il post-pandemia: resisteranno? Oppure si tornerà al passato? Vedremo ancora aste di un metro e mezzo per le interviste o si tornerà alle resse fuori da Palazzo Chigi?

L’uomo è una “bestia d’abitudine”, non ci sarebbe da meravigliarsi se da queste misure non si tornerà più indietro.

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