L'Italiano Vero

Coprifuoco: perchè diciamo così e da dove deriva

21/10/2020

Coprifuoco: perchè diciamo così e da dove deriva

“Coprifuoco” è senza dubbio tra le parole più utilizzate di questi giorni.

Lombardia e Campania lo hanno già fissato. Sappiamo cosa determina, chiusura in casa e divieto di apertura delle attività in orari stabiliti. Ma da dove deriva il termine? Perché lo utilizziamo?

Innanzitutto, l’origine della parola è medievale. Si riferisce allo squillo di tromba (o il rintocco di campana) che a una certa ora, appunto, segnalava agli abitanti di una città di usare la cenere per coprire il fuoco e spegnerlo.

In questo modo, le fiamme venivano soffocate e non si creava quel fumo denso che potesse generare incendi occasionali e quindi danni. In età moderna, l’orario prefissato ha sostituito lo squillo di tromba. In Campania, ad esempio, dalle 23 alle 5 del mattino saranno proibiti gli spostamenti e qualunque tipo di attività.

Il significato, quindi, si è spostato evidentemente verso ragioni di ordine pubblico (in questo caso, a dire il vero, di sicurezza sanitaria).

Difatti, le autorità hanno adottato il coprifuoco in periodi di guerra, per mettere al sicuro la popolazione ad esempio in caso di rischio bombardamenti.

Durante il coprifuoco vigeva il divieto assoluto di accendere qualsiasi luce. L’obiettivo, evidente, era quello di rendere più difficile l’identificazione dall’alto di un centro abitato.

Esattamente come oggi, chiunque non sia in possesso di un permesso ha l’obbligo di restare presso la propria abitazione. La pena è la sanzione stabilita per questa eventuale violazione.

C’è da aggiungere che non necessariamente riguarda le ore notturne, ma in generale quelle che si considerano a maggiore rischio. Nel loro gergo, i giovani di oggi utilizzano il termine simbolicamente, con riferimento all’orario di rientro a casa stabilito dai genitori.


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