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Silvia Romano, la potenza del non detto

12/05/2020

Silvia Romano, la potenza del non detto

Silvia Romano è tornata nella sua casa di Milano, al calore della sua famiglia.

Per sgombrare il campo in un tema fortemente divisivo, fermiamo in premessa un concetto: ne siamo felici. Per lei, che ha trascorso 18 mesi non facili, e per l’Italia. Perché siamo convinti che un grande Paese sia tale anche se riesce a curarsi dei propri figli sparsi per il mondo.

Abbiamo atteso un giorno in più, nella speranza che lei stessa ci desse ragione di non metterci seduti a scrivere questo pezzo. E invece, purtroppo, è stato un giorno trascorso invano.

Nelle dinamiche comunicative odierne, dove tutti si affannano a dire tutto e ad arrivare primi – si veda la stucchevole gara Conte Vs Di Maio -, spesso può accadere che a fare rumore sia chi non dice nulla.

Proprio così. Più che quel rombo di aereo a Ciampino, prima, e quell’assembramento di cronisti a Milano, poi, a colpirci è stato il silenzio. Il non detto. Quelle parole che sembrerebbero banali e che invece assumono un valore enorme se vengono taciute.

Da Silvia Romano non abbiamo ascoltato mezza parola non di odio, né di livore, né di rancore, ma di critica, di condanna nei confronti dei suoi carcerieri e del loro modus operandi.

Un’immagine del gruppo jihadista di Al Shabaab (da Tpi.it)

Non sta a noi ricordare che cos’è Al Shabaab. Quali obiettivi persegue. In che modo festeggia il Natale e la Pasqua. Come si autofinanzia. Come procede a uccisioni sommarie.

Non sta a noi, e d’altronde sono tutti elementi facilmente rinvenibili in rete. Lei ne avrebbe più titolo.

Invece, ha scelto di non dire. Se per convinzione o convenienza, non sappiamo.

Quello che sappiamo è che il non detto, come abbiamo scritto in passato (primo collegamento in calce), è uno dei livelli della comunicazione. Si pensi al classico “no comment”. Si può scegliere di utilizzarlo per essere molto più chiari ed esaustivi di un discorso di un’ora e mezza.

A questo punto, paradossalmente non resta che sperare in una forma di plagio o di costrizione. Sarebbe il male minore.

Il tempo potrebbe aiutarla a ribaltare quel senso di apparente immagine positiva che, per ora, il suo silenzio ha fornito di un gruppo di terroristi (secondo collegamento in calce).

  • Qui per il nostro articolo sul silenzio di Federico Fubini circa l’aumento delle morti infantili in Grecia nel periodo dell’austerity.
  • Per l’analisi di Repubblica sul ritorno d’immagine di Al Shabaab, vai qui.

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